domenica 21 giugno 2015

LITTLE SHOP APPENDICI (il fumetto di propaganda)

PAM!
1945. La guerra mondiale compie i suoi ultimi atti.  Gli alleati da tempo sbarcati in Italia, dilagano sulla penisola e la liberano passo dopo passo dagli ultimi fuochi di follia fascista,  appoggiati e spesso anticipati dalla Resistenza Partigiana, ed il  popolo che ne sostene ed incoraggia l'azione, comincia a crearsi le proprie icone salvatrici, reali o anche di fantasia, che nulla hanno da invidiare per l'immaginario collettivo, agli eroi avventurosi  d'oltre oceano. Perche' e' anche tra le pagine di giornaletti mal  stampati e peggio distribuiti che si fa la storia e si combattono le  piu' aspre e decisive battaglie, anche se per poco tempo, anche se la Storia poi ha dimenticato.
Fu appunto nel 1945 che esce nelle edicole italiane il fumetto "Pam il partigiano", personaggio dall'onomatopeico nome, che contribuisce a  mitizzare le gesta eroiche di questi (super) eroi popolari, con un'immediatezza storica quasi da instant book, e con l'intenzione di sostenere le speranze di riscatto e di un inevitabile desiderio di rivalsa di un'Italia stanca ma mai doma.
Se la storia avesse preso una strada diversa, avremmo potuto dire che questi erano anche i primi passi della fulgida carriera di un autore completo ed efficace come fu, anche con le poche prove che ci ha lasciato, Giovanni Camusso in arte Nino Camus. Invece il destino lo  ha portato ad una precoce dipartita a soli 37 anni nel 1947 dopo aver visto pubblicati solo cinque albi della sua creatura. L'ultima sua avventura fu disegnata da Paul Campani,  autore modenese, che poi divenne una colonna portante di Carosello (testimonianza del naturale evolversi degli eventi che traghetto' l'Italia dalle rovine della guerra verso il boom economico di cui fu simbolo)  con personaggi mitici come Toto e Tata e l'Omino con i baffi, e che fu anche il creatore del primo supereroe tutto italiano, Misterix, l'uomo atomico (1946). Entrambi sono riconosciuti tra i vari collaboratori che parteciparono alla travagliata storia del primo lungometraggio animato italiano: "La rosa di Bagdad", iniziato intorno al 1942, e che ebbe luce solo a guerra conclusa. Solo cinque albi pubblicati, come si e' detto, perche' forse l'Italia di allora aveva poco tempo per svagarsi, occupata a guarire le troppe ferite ancora sanguinanti. Nella lungimirante America i partigiani sarebbero diventati inattaccabili simboli di liberta' e protagonisti di mille avventure romanzate. Da noi pian piano scomparvero dall'immaginario collettivo, relegati in episodi cronachistici e con poche fulgide affettuose eccezioni come il Pertini di
Pertini
 Pazienza, o il romanzo grafico "L'inverno di Diego" di Roberto Baldazzini.







NIENTE DI NUOVO (NEMMENO) SUL FRONTE ORIENTALE
Il fumetto supereroistico ha sempre cercato di mantenere un contatto con la realta', ambientando le avventure dei suoi personaggi in situazioni anche geograficamente riconoscibili, e creando quell'equilibrio tra l'attrattiva dell'impossibile ed empatia del normale, che ha contribuito ad accrescerne il successo.
Inizialmente l'operazione aveva evidenti scopi propagandistici come durante la seconda guerra mondiale, dove i vari supereroi facevano a gara a prendere Hitler a pugni in faccia.
Successivamente queste iniezioni di reale divennero una necessita', in quanto i mostri siderali o gli dei tentacolari, sicuramente intriganti, hanno bisogno di tanto in tanto di essere affiancati da alternative piu' riconoscibili (il villain classico armato solo di pistola in qualche modo conforta).
La Marvel in questo e' da sempre stata piu' attenta (la Manhattan di Spiderman e' una  specie di google map a fumetti) mentre la Dc ha fin dall'inizio scelto di esibire orgogliosamente la sua matrice fantastica.
Con qualche eccezione.
La Suicide Squad e' uno dei gruppi piu' border line dell'universo DC.
Il suo organico, in  perenne ricambio data l'elevata incidenza di morti in missione, e' composto da ex criminali non del tutto pentiti, mezzi psicopatici o eroi frustrati, ma e' proprio perche' i ruoli  buono/cattivo non sono ben definiti, che la serie ha sempre avuto quel quid in piu' di  accattivante originalita'. I suoi nemici piu' classici provengono spesso dal Qurac, nazione medio orientale prolifica esportatrice di super terrorismo (erano gli anni successivi alla rivoluzione islamica in Iran e l'inizio del diffondersi  del fondamentalismo religioso) che ha addirittura avuto come  ambasciatore alle Nazioni Unite nientemeno che il Joker, ed un braccio armato militare metaumano chiamato Jihad (ogni riferimento a fatti e  persone reali era decisamente voluto).
La Marvel introduce nell'universo dei Fantastici Quattro un villain con lo stesso nome (un conquistatore extra-dimensionale) con un tempismo  perfetto, cioe' undici giorni dopo l'undici settembre. La stessa Marvel durante la guerra del golfo, compie un'operazione simile a quella della Dc, creando Desert Sword,  supergruppo al soldo dell'Iraq (senza troppi giri di parole qui si preferisce andare subito al  centro del problema)  utilizzato per difenderne confini ed interessi  contro l'invasore a stelle e strisce. E' un modo nemmeno troppo sottile per coinvolgere emotivamente il lettore fornendogli chiare e semplici coordinate di identificazione del nemico (da quello virtuale a quello reale il passo e' sempre piu' breve) e cercando di reclutarlo nella propria guerra ideologica (leggi economica).
"I want you!" dice lo Zio  Sam, e spesso lo dice usando un accattivante balloon, in quanto Sam stesso (incarnazione dello spirito americano) e' uno dei personaggi propagandistici piu' antichi, ma di lui parlero' piu' avanti.
Caso piu' complesso quello del Khandaq, patria di Black Adam ( la nemesi di Shazam) che, dopo la deposizione del suo tiranno Asim Muhunnad, una specie di Saddam, da parte della JSA, ne diventa il reggente,  prima armato di tutte le buone intenzioni, poi reintroducendo la legge del taglione e facendo ripiombare il paese in un clima di terrore. Tutto questo quasi dieci anni prima dell'avvento dell'Isis (in un gioco di coincidenze, Isis e' anche il nome della compagna di Black Adam).
Nel frattempo, l'ondata "politically correct" che invase i media alla fine del secolo scorso, comincio' a far sentire i suoi effetti  anche nel fumetto.
Per la DC il Corpo delle Lanterne Verdi, e' sempre stato un utilissimo banco di lavoro, dove operare una politica della tolleranza e della cooperazione. Vero e proprio  melting pot ipergalattico, esperimento di accettazione del diverso (e quanto di piu' diverso c'e' di un pianeta vivente?) nel tempo sposto' il problema dai lontani (e piu' gestibili) spazi siderali alla piu' vicina (e complicata) terra, reclutando  vari rappresentanti di minoranze ben conosciute dall'America come un afro-americano (John Stewart) un focoso irlandese (Guy Gardner) e recentemente anche un mussulmano (Simon Baz).
Simon Baz
Quest'ultimo, americano di origini libanesi  come il suo autore, Geof Jones, e' l'ultimo  sostituto di Hal Jordan a protezione del settore terrestre, e la sua vita prima di essere  consacrato portatore dell'anello, era quella di emarginato sempre ai limiti della  legalita', ben lontana cioe' da quella nobile e patinata dell'originale.
Limpido esempio di Zeitgeist a fumetti, pistola compresa (ad ogni tempo il proprio eroe).
Il fumetto e' spesso stato comunque un encomiabile esempio di democrazia genetica, quasi che  il comicdome senta ogni tanto la urgente necessita' di espiare in qualche modo le colpe della societa' che rappresenta, donando alle minoranze i ruoli che gli spettano.
Ebony
Esempi stereotipati come il negretto di Spirit, Ebony  (Eisner lo ha  giustificato come una necessita' di quel periodo storico, gli anni quaranta, per rendere la figura immediatamente riconoscibile nel suo ruolo di buffo  coprimario) nel tempo sono scomparsi, per far posto ad eroi di  riconosciuto valore, a prescindere dal colore della propria pelle.
Per cui Shang chi, Silver Samurai o Sole Ardente invece che Black  Panther, Blade o Luke Cage, si sono ritagliati il loro spazio nella hall of fame dei supereroi, ed hanno preparato il terreno anche per la diffusione piu' recente di  personaggi do origine islamica (le nuove minoranze) inizialmente sempre sotto l'ala protettrice di autori americani, e successivamente in completa autonomia.

I 99 (cosi' chiamati per richiamare i 99 attributi di Allah)  pubblicato nel 2007 dalla Teshkeel comics, casa editrice kuwaitiana, con la supervisione americana di veterani come Fabian Nicieza o Stuart Moore, e' un classico fumetto di supereroi, scritto e disegnato da un autore di origini arabe (Naif al Mutawa) nato con la chiara intenzione di diffondere i valori islamici di saggezza, fede, fratellanza, come condivisibili punti di incontro tra le varie culture.

Per fare cio' fu pubblicato anche un crossover (con la Jla) massimo esempio fumettistico  di integrazione e tolleranza.
Il dado comunque era tratto.
Due anni dopo gli emirati arabi pubblicarono il loro primo eroe autoctono, Ajaaj, la personalizzazione della tempesta di sabbia del deserto, mutaforma umanoide che incarna lo spirito della cultura araba ( un po' la versione Zio Sam degli UAE) e che non si limita a combattere il male nei classici combattimenti distruttivi dei  supereroi, ma vi contrappone messaggi costruttivi compiendo azioni umanitarie di  assistenza ai bisognosi o sostegno agli afflitti. Con i medesimi intenti e' recentemente nato Buuraq (dal nome del destriero di Maometto)  versione musulmana di Superman, che come tutti i suoi predecessori, personifica le virtu'  del profeta, visto che e' tassativamente proibito rappresentarlo direttamente.
Ma queste operazioni propagandistiche,  costrette ad utilizzare un  linguaggio conosciuto dal pubblico a cui si rivolgono, non riescono a discostarsi troppo nell'ambientazione e nelle situazioni dal classico fumetto supereroistico di stampo occidentale,  e tradiscono in parte le proprie motivazioni originarie. Per cui, se si vuole conoscere l'Islam ed i suoi valori, meglio utilizzare pratici manuali a fumetti come "Islam for dummies",  molto piu' immediato ed efficace.
Il bisogno di rivelare la faccia buona della cultura islamica,  divenne una urgente  necessita' soprattutto dopo gli eventi dell'undici settembre,  anche perche' questa ferita in America non e' mai guarita.
 

SHADOW OF NO TOWERS 
L'elaborazione del lutto che l'America fu costretta a compiere dopo i fatti del 2001, tanto piu' dolorosi perche' fino ad allora inconcepibili (almeno per opinione pubblica)  fu  lento e complesso, e come si e' detto, ancora oggi per nulla concluso.
L'urgenza immediata da parte del mondo fumettistico fu quella di rendersi partecipe di quei tragici eventi, omaggiando gli eroi popolari del disastro (quelli veri cioe' pompieri, poliziotti, sanitari) con una serie di portfolio, in cui i supereroi Marvel e Dc (che nonostante i loro poteri  nulla avevano potuto)  si inchinano in segno di rispetto di fronte ai "normali" (che invece avevano attivamente contribuito a limitare i danni e salvare vite anche a costo delle  proprie). Dopo il dolore venne il momento da parte del governo americano di  dare una risposta ufficiale per porre la parola fine a tutte le  varie teorie complottiste che stavano dilagando, e anche qui venne coinvolto il fumetto con la pubblicazione della versione disegnata (per riuscire ad ampliarne cosi' la diffusione)  del rapporto della Commissione Nazionale dell'attacco terroristico del undici  settembre, freddo ed asettico resoconto dove si faceva chiarezza sui fatti e si identificavano i colpevoli.
Nel versante opposto, si cercava di diffondere le suddette teorie, tramite opere come  "The Big Lie" (termine usato per la prima volta da Hitler per smascherare un ipotetico complotto mediatico sionista ai suoi danni, e che in generale definisce le classiche tecniche di diffamazione propagandistica) di Rick Veitch (autore underground famoso per un ciclo di Swamp Thing) che cerca di svelarne i supposti retroscena, con risposte decisamente meno consolanti (la moglie di uno delle vittime del crollo delle torri riesce ad andare indietro nel tempo per convincere il marito, un ingegnere edile, a fuggire prima dell'attentato, ma egli si rifiuta negando la possibilita' che le torri possano crollare, se non opportunamente imbottite di esplosivo...).


C'e' chi il nemico lo riconosceva entro i propri confini, chi invece, come Frank Miller, lo aveva gia' identificato chiaramente, e non era americano.

Il suo "Holy Terror", inizialmente pensato come una graphic novel di Batman, poi mutato in un generico supereroe, narra in maniera un po' troppo schematica (un urlo di rabbia piu' che un fumetto) uno scontro all'ultimo sangue contro il terrorismo di Al-Qaeda.
Facile dedurre di chi sara' il suddetto ultimo sangue.
Sulla stessa falsa riga sono le  avventure digitali di Pigman, supereroe con maschera da maiale, utilizzata per  sfruttare a proprio vantaggio l'avversione del nemico musulmano per  l'animale. Nella sua semplicita' il pugno di Superman o di Capitan America (uniti nell'obiettivo)  ad Hitler era piu' semplice, efficace e di maggior valore simbolico anche considerando che entrambi gli autori dei due personaggi erano ebrei (Siegel e Shuster, Simon e Kirby). E proprio da un americano ma di origini ebraiche, Art Spiegelman, che viene scritta l'opera piu' acuta e toccante sull'attentato.

In the shadow of no towers
"In the shadow of no towers" (pubblicata  in origine anacronisticamente dal giornale tedesco "Die Zeit" dato che Spiegelman in quel periodo era fortemente  inviso all'amministrazione americana per le sue critiche feroci al sistema) e' un umanissimo grido di dolore da chi quel terribile momento l'ha  vissuto direttamente, e cerca di superare il disturbo da stress  post traumatico che ne derivo' anche raccontandolo in una serie di sketches e striscie, che alternano la propria figura come io narrante, all'utilizzo di personaggi delle origini del fumetto americano (Fortunello, Little Nemo,  Yellow Kid, Arcibaldo e Petronilla) quasi a  volerne recuperare l'innocenza come sistema di difesa per gli orrori vissuti. Come in molte altre situazioni artistiche (cinema compreso) la  cultura ebraica, dotata di una piu' distaccata capacita' analitica sempre velata di profonda ironia, si fa filtro e testimone della storia d'America, svelandone i difetti, le paranoie, e le contraddizioni.
SHIN
Si puo' considerare il Golem il primo supereroe?
Nasce da mano umana (dalla carta alla creta il passo volendo e' breve) prende vita dopo  aver introdotto nella sua bocca un cartiglio col nome proibito di Dio (una specie di  primitivo balloon) e' stato creato per difendere la razza d'origine del suo creatore dal male.
Ufficialmente pero' il primo supereroe di origini ebraiche e' stato Shaloman,  versione kosher di Superman, che porta sul petto non una esse ma la  lettera shin dell'alfabeto ebraico che significa equilibrio, grazia.  Egli e' normalmente una roccia inanimata che si trasforma in superuomo ad ogni richiamo di aiuto.
Il fumetto, che richiama molto le semplici storie di Superman degli inizi, e' scritto da Al Wiesner che lo pubblica in completa autonomia dall'85  fino ad oggi.
Una battaglia ben piu' difficile ed importante fu invece quella condotta da Will Eisner, che in una sua graphic novel decise di smascherare una delle  piu' dannose ed efficaci truffe propagandistiche ai danni della razza ebraica, cioe' i famigerati  "Protocolli dei Sette Savi di Sion", fantomatico  documento che rivelerebbe il piano di conquista  globale che gli ebrei stanno segretamente pianificando da secoli (questa si, una enorme Big Lie, che va ad affiancarsi alle teorie negazioniste sull'olocausto).
Ma questa cultura  antiebraica, ogni tanto riesce a partorire i propri mostri, anche in ambito fumettistico, come Foreskin man  (l'uomo prepuzio) supereroe creato da Matthew Hess (cognome che risuona di echi nefasti) che combatte ovunque puo' la pratica della circoncisione.
Vantaggi e rischi della liberta' creativa di cui gode il fumetto indipendente.
UN CUORE...SOCIALISTA 
Un fascio di bombe
Poteva la politica non sfruttare per scopi propagandistici un  fenomeno popolare cosi' duttile ed accessibile come il fumetto?
Anche in questo l'Italia e' stata un'anticipatrice.
Nel 1975 il  partito socialista sponsorizzo' un opuscoletto sulla strage di Piazza Fontana scritto e disegnato da giovani autori come Milo Manara e Alfredo Castelli, e distribuito gratuitamente tramite  il giornale l'Avanti, intitolato "Un fascio di bombe".
Lo scopo era sostenere la teoria della strategia della tensione di stampo  fascista, per evitare che gli attentati che allora funestavano l'Italia, venissero associati  unicamente ad ambienti politicamente troppo vicini a quella sinistra che allora ambiva a diventare di governo.
Sempre il partito socialista in occasione dei festeggiamenti del  centenario dalla sua nascita, nel 1992 ebbe l'idea di stampare un volume chiamato "Un cuore garibaldino", diviso in due parti : la prima con evidenti intenti elegiaci raccontava episodi di vita di Giuseppe  Garibaldi (il cosiddetto "padre" del socialismo italiano) la seconda contente un racconto a fumetti di resistenza partigiana sullo sfondo delle  valli di Comacchio dove mori' Anita Garibaldi, disegnato da Hugo Pratt.
Ma tangentopoli era alle porte, e l'arresto di Mario Chiesa, qualche mese prima della data fissata, fece  naufragare l'intera operazione.
Piu' recente e riuscito esempio sono i due opuscoletti di efficaci raccontini in rima disegnati da  Massimo Bonfatti (uno degli eredi di Bonvi) per la campagna alle  politiche del 2006 del senatore modenese Giuliano  Barbolini, un modo di fare propaganda usando l'arma dell'ironia, e che (cosa estremamente originale) seguono il suddetto anche dopo l'elezione durante il suo lavoro da parlamentare.
Purtroppo questi rimangono pochi sporadici esempi.
La politica italiana in generale non ha saputo cogliere le potenzialita' del mezzo, sottovalutandolo.
Diversamente da quella americana, da sempre molto piu'' attenta e lungimirante.
YES WE DRAW
 Nel 2008 durante la campagna elettorale presidenziale che vide Barack Obama sfidare il  rivale repubblicano John McCain, la Idw pubblico' due robusti albetti (messi in vendita,  non regalati) sulle biografie dei rispettivi candidati, e questo, oltre che soddisfare le  aspettative economiche della suddetta casa editrice, funziono' anche come sondaggio  elettorale.
Infatti Barack risulto' vincitore sia nelle vendite che nelle urne. Su l'onda del successo di questa operazione, la Bluewater comics decise di specializzarsi nel settore iniziando a pubblicare le biografie di  donne (politiche e non) famose ("Female Force") come Sarah Palin, Hillay  Clinton o Adele, o uomini ("Political Power") come Richard Nixon o Ronald Reagan.
Ma il politico americano che piu' di tutti ha saputo amministrare mediaticamente il suo personaggio soprattutto nell'ambito fumettistico, e' sicuramente Barack Obama, le cui apparizioni in serie piu' o meno famose sono molteplici.
Si va da comparsate in albi di Spiderman o Savage Dragon (da cui si capi' dove andavano le preferenze politiche del mondo fumettistico)  una mini parodia di Conan (Barack the barbarian) ed alcuni oneshot al limite del demenziale come President evil (Obama contro i candidati repubblicani zombie) e Army of darkness: Ash saves Obama.

QUEL RISSOSO IRASCIBILE CARISSIMO ZIO SAM


 Samuel Wilson era un macellaio.
Quando divenne il fornitore ufficiale di carne per le truppe americane durante la guerra del 1812 contro le colonie inglesi, non pensava certo che questo fosse il suo primo passo verso l'immortalita', e forse  nemmeno lo desiderava.
Per un errore di interpretazione, i soldati, salutando festosamente  l'arrivo dei barili di rifornimenti alimentari marchiati U.S. (United  States) come le provvidenziali provviste del buon Zio Sam (Uncle Sam) contribuirono a crearne il mito.
La sua faccia bonaria ma decisa, l'identificativo cilindro bianco rosso e blu, il candido pizzetto e l'indice teso, invitava quasi un secolo  dopo da tutti i muri d'America i giovani a servire il proprio paese, di cui divenne in poco tempo il simbolo incarnato.
Tanto fu il successo che si replico' trent'anni dopo.
Lo spirito americano divenne di volta in volta imprescindibile  strumento propagandistico nei fumetti della National Comics (creato dal magico pennino di  Wil Eisner nel 1940) , icona pubblicitaria, fino a diventare un  supereroe DC in un proprio universo (Terra x, dove i nazisti hanno vinto la guerra) con un proprio supergruppo (i Freedom Fighters).
"Fuori il giallo!"
Ma e' la pubblicita' di un detersivo..
Ebbe il suo momento revisionistico nel 1997, con la mini "Uncle Sam" di Steve Darnall e Alex Ross, in cui un  lacero barbone con le sue fattezze rivive i piu'  significativi e dolorosi episodi della storia americana, con sguardo di impietosa autocritica.
Uncle Sam revisited
Parafrasando J.F.K, egli afferma ad un certo punto: "Non chiederti cosa ha fatto per te il tuo paese. Chiediti cosa ha fatto a te il tuo paese.".

Fu per la Dc quello che e' stato Captain America per la Marvel :  simbolo di un ideale (il sogno americano, qualsiasi cosa sia) da 
difendere ad ogni costo.






Tanto da creare recentemente la fusione globale perfetta tra realta' e finzione: Sam Wilson (in questo caso
l'identita' segreta di Falcon) e' diventato il nuovo Cap, eroe iconico di colore per
la nuova America di Barack Obama.

E il cerchio si chiude.

P.S.
Un grazie a Fabio che consigliandomi il libro "Comic Art Propaganda", mi ha fornito qualche interessante spunto.



Gli altri post:

Little Shop of Comics - Prima parte
Little Shop of Comics - Seconda Parte
Little Shop of Comics - Terza Parte
Little Shop of Comics - Quarta Parte
Little Shop of Comics - Quinta Parte

Little Shop of Comics - Appendice: Un ventennio di fumetti
Little Shop of Comics - Appendice: Propaganda.

4 commenti:

  1. Interessante - anche se l'organizzazione tematica mi confonde un po', e mi piacerebbe leggere approfondimenti sulle varie epoche (soprattutto gli anni '40 italiani).

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  2. Si e' mia abitudine fare un po' di casino in effetti. Comunque la parte anni quaranta italiana l'ho trattata nel post prima : i fumetti del ventennio. Il pezzo su pam era un'aggiunta.

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  3. Tanta carne al fuoco. Non sapevo nulla di uso così intenso del fumetto con fini "educativi". Capisco nel ventennio e durante la guerra ma le comparsate dei presidenti negli albi, l'uso di un sincretismo ingenuo tra modernità e tradizione islamica (lo dico così, a naso) di JLA 99, ma spt Pigman e Foreskin man mi lasciano un po' d'amaro in bocca. Ma sei sicuro non fossero autoironici?

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  4. purtroppo no, si prendono molto sul serio soprattutto il primo che ho letto in digitale. e' un fumetto nel fumetto, la storia di pigman e del suo autore che va in giro a fare conferenze dove espone le sue idee antiislamiche, e discute col fratelli musulmano credente. d'altronde Miller ha fatto un operazione simile solo piu' autoriale. piu' che propaganda sembra proprio ci credano in quello che dicono. non so se' meglio o peggio.

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